{"start": "2026-10-09", "days": [{"day": 1, "title": "Religione: «Ave Maria, piena di grappa»", "pages": [{"n": 6, "img": "/assets/estratto/g01-p06.webp", "thumb": "/assets/estratto/g01-p06-s.webp", "html": "<h4>RELIGIONE</h4><p>Da bambini non sbagliavamo le preghiere.</p><p>Le rendevamo comprensibili.</p><p>Le parole degli adulti arrivavano dall’alto: solenni, misteriose, spesso incomprensibili.</p><p>Noi facevamo quello che potevamo.</p><p>E quello che potevamo, quasi sempre, era molto più divertente.</p><h4>AVE MARIA, PIENA DI GRAPPA</h4><p>«Ave Maria, piena di grappa.»</p><p>«Ave Maria, piena di ragazzi.»</p><p>«Tu sei benedetta fra le fragole.»</p><p>«Tu sei benedetta tra le gonne.»</p><p>«Benedetto il flusso del tuo seno a Gesù.»</p><p>«Prega per noi pescatori.»</p><p>«Adesso onora la nostra morte. Amen.»</p>"}, {"n": 7, "img": "/assets/estratto/g01-p07.webp", "thumb": "/assets/estratto/g01-p07-s.webp", "html": "<p>Non erano errori.</p><p>Erano tentativi disperati di dare un’immagine a parole che non ne avevano una.</p><h4>IL PANE GRATTUGIATO</h4><p>Il Padre Nostro era un territorio ancora più pericoloso.</p><p>C’era il «Padre cotto che sei nei cieli».</p><p>Il nome di Dio veniva «salmificato».</p><p>Il pane quotidiano diventava «pane grattugiato».</p><p>Poi arrivavano i debiti.</p><p>«Rimetti a noi i nostri denti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.»</p><p>Oppure:</p><p>«Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri bevitori.»</p><p>E, alla fine, la richiesta più ragionevole di tutte:</p><p>«Ma liberaci dal mare. Amen.»</p><h4>ANGELO DI DIO, CHE SEI IL MIO PAPÀ</h4><p>Le preghiere della sera avevano un vantaggio: a quell’ora la fantasia era già mezza addormentata.</p><p>«Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci i greggi.»</p><p>Una bambina sostituiva «dalla pietà celeste» con «dalla pietà rosa».</p><p>Le sembrava più adatto.</p><p>Un’altra aveva un padre di nome Angelo.</p><p>Per lei la frase era ovvia:</p><p>«Angelo di Dio, che sei il mio papà.»</p><p>Nessuno riuscì a convincerla del contrario.</p>"}]}, {"day": 2, "title": "Il Commodore 16 di Dio e il Polo Sud", "pages": [{"n": 8, "img": "/assets/estratto/g02-p08.webp", "thumb": "/assets/estratto/g02-p08-s.webp", "html": "<h4>BRAGHE, ASCENSORI E CARNE LESSA</h4><p>Anche in chiesa il mistero continuava.</p><p>Le piaghe del Signore diventavano le «braghe del Signore».</p><p>L’ascensione di Gesù avveniva in ascensore.</p><p>Il Kyrie eleison suonava come «carne lessa» oppure «chi è l’Alessio?».</p><p>L’Osanna nell’alto dei cieli diventava Susanna. A volte Rosanna.</p><p>E durante il mistero della fede, nell’attesa della sua venuta, qualcuno aspettava con pazienza «la sua bevuta».</p><h4>DIO AVEVA UN COMMODORE 16</h4><p>Poi c’erano le convinzioni.</p><p>Quelle non si recitavano. Si sapevano.</p><p>Le suore, sotto il velo, erano calve.</p><p>Oppure robot.</p><p>I preti e le suore, naturalmente, si sposavano tra loro.</p><p>Il Papa doveva per forza essere di Torino.</p><p>Dio, invece, governava il tempo con un Commodore 16.</p><p>Premeva un tasto e faceva piovere.</p><p>Ne premeva un altro e usciva il sole.</p><p>Era una spiegazione perfetta.</p><p>Almeno finché nessuno chiedeva chi gli avesse insegnato a usare il computer.</p><p>Un bambino vide un piccolo buco nel muro e domandò alla madre che cosa fosse.</p><p>Indicò male.</p><p>Lei capì un’altra cosa e rispose:</p><p>«La Madonna.»</p><p>Per anni fu certo che la Madonna abitasse lì.</p><p>In un buco.</p><p>In alto, vicino allo spigolo.Il cielo poteva aspettare.</p>"}, {"n": 9, "img": "/assets/estratto/g02-p09.webp", "thumb": "/assets/estratto/g02-p09-s.webp", "html": "<h4>CERTEZZE</h4><p>Da bambini non avevamo dubbi.</p><p>Avevamo certezze.</p><p>Il mondo era pieno di fenomeni inspiegabili, ma questo non ci fermava.</p><p>Se mancava una spiegazione, ne costruivamo una.</p><p>E quasi sempre funzionava meglio dell’originale.</p><h4>IL POLO SUD ERA UN POSTO PERICOLOSO</h4><p>La prima grande certezza riguardava gli abitanti del Polo Sud.</p><p>Vivevano a testa in giù.</p><p>Il sangue gli andava alla testa e rischiavano continuamente di cadere nel vuoto.</p><p>Non era fantasia.</p><p>Era geografia applicata.</p><p>Anche le zebre avevano una spiegazione: erano cavalli con il pigiama.</p><p>Le montagne innevate erano i denti della Terra.</p><p>A volte erano dinosauri addormentati.</p><p>La neve non cadeva dal cielo. Spuntava dal terreno.</p><p>Le stelle, invece, erano attaccate con la colla.</p><p>La luna era più complicata.</p><p>Seguiva la macchina durante i viaggi.</p><p>Controllava che nessuno rubasse le stelle.</p><p>E diventava periodicamente grassa. Così grassa che, prima o poi, sarebbe scoppiata.</p><p>La notte aveva leggi precise.</p><p>I pupazzi si svegliavano.</p><p>Il letto poteva volare.</p><p>E sotto i tappeti c’erano buchi capaci di inghiottire la Terra.</p>"}]}, {"day": 3, "title": "Le parole dicevano sempre la verità", "pages": [{"n": 10, "img": "/assets/estratto/g03-p10.webp", "thumb": "/assets/estratto/g03-p10-s.webp", "html": "<p>Non tutto era vero.</p><p>Ma tutto tornava.</p><h4>LE PAROLE DICEVANO SEMPRE LA VERITÀ</h4><p>Se una parola conteneva un’altra parola, un motivo doveva esserci.</p><p>L’intestino stava in testa.</p><p>Gli albini abitavano in Albania.</p><p>Il setto nasale era un insetto nasale.</p><p>I testimoni di Geova venivano da Genova.</p><p>E dopo il settimo nano arrivava, naturalmente, l’ottimo.</p><p>I malviventi erano persone con un forte mal di denti.</p><p>Per questo, dopo aver rapinato una banca, probabilmente andavano dal dentista.</p><p>Al telegiornale dicevano «stamane».</p><p>Qualcuno capiva «sta male».</p><p>«Il Papa sta male, in Vaticano ha ricevuto il primo ministro.»</p><p>Sembrava un bollettino medico molto dettagliato.</p><p>Poi c’erano i fermenti elastici.</p><p>La pizza d’omicidio.</p><p>L’acqua-jeans.</p><p>La vasca antimassaggio.</p><p>I fuochi di dentifricio.</p><p>La garza ladra.</p><p>Il porco di guardia.</p><p>La tartaruga che d’inverno andava in ritardo.</p><p>Una bambina, ai funerali, porgeva le congratulazioni.</p><p>Sua madre insisteva perché salutasse tutti.</p><p>Era educatissima.</p><p>Solo nel posto sbagliato.</p><p>Anche il tempo creava problemi.</p>"}, {"n": 11, "img": "/assets/estratto/g03-p11.webp", "thumb": "/assets/estratto/g03-p11-s.webp", "html": "<p>«Ma oggi è domani?»</p><p>No.</p><p>Domani era sempre il giorno dopo.</p><p>Una truffa che durava da secoli.</p><h4>DENTRO LE MACCHINE C’ERA QUALCUNO</h4><p>La tecnologia non poteva funzionare da sola.</p><p>Da qualche parte doveva esserci una persona.</p><p>Dentro la lavastoviglie viveva una mano con la spugna.</p><p>Nei semafori lavorava un omino che decideva quando cambiare colore.</p><p>La signora dell’ora esatta aspettava accanto al telefono e rispondeva personalmente a ogni chiamata.</p><p>Quando non rispondeva nessuno, era facile offendersi.</p><p>Una bambina parlava per minuti con la segreteria telefonica e poi si arrabbiava perché quella maleducata non le dava retta.</p><p>I tergicristalli andavano a tempo con la musica della radio.</p><p>Oppure obbedivano al pensiero.</p><p>Bastava desiderare che partissero e, prima o poi, partivano.</p><p>Il fatto che un adulto muovesse contemporaneamente una leva era solo una coincidenza.</p><p>Le automobili targate TV avevano sicuramente un televisore a bordo.</p><p>La corrente viveva dentro i muri e bastavano due buchini per prenderla.</p><p>La posta arrivava arrotolata lungo i fili della luce.</p><p>Tutto aveva un meccanismo.</p><p>Non necessariamente quello giusto.</p>"}]}, {"day": 4, "title": "I soldi, il bancomat e la palude sotto il letto", "pages": [{"n": 12, "img": "/assets/estratto/g04-p12.webp", "thumb": "/assets/estratto/g04-p12-s.webp", "html": "<h4>I SOLDI NON ERANO UN PROBLEMA</h4><p>Da piccoli il denaro era semplicissimo.</p><p>Quando finiva, si andava al bancomat.</p><p>Il bancomat ne dava altro.</p><p>Nei negozi consegnavi dei soldi e il negoziante te ne restituiva alcuni a caso.</p><p>Il benzinaio era ricchissimo perché aveva sempre il portafoglio pieno.</p><p>L’uomo sulla banconota da mille lire era Dio. Solo più tardi si scopriva che era Giuseppe Verdi.</p><p>Gli assegni avevano dimostrato una cosa importante: bastava scrivere una cifra su un foglio e quel foglio diventava denaro.</p><p>Il sistema economico mondiale era a un passo dal collasso.</p><p>Per fortuna nessun bambino disponeva di un blocchetto.</p><p>Una bambina voleva aiutare la madre.</p><p>Staccò le monete di cioccolato dalle merendine Soldino e le infilò nel suo portafoglio.</p><p>Il gesto era perfetto.</p><p>La temperatura meno.</p><h4>LE PAURE AVEVANO UNA LOGICA</h4><p>Le paure infantili non erano irrazionali.</p><p>Partivano da dati molto precisi.</p><p>Se ingoiavi il seme di una ciliegia, ti cresceva un albero nello stomaco.</p><p>Se mangiavi il gelato al Puffo, potevi trovarci dentro un occhio o un dito.</p><p>Se guardavi la televisione troppo da vicino, ti si aprivano buchi nella testa.</p>"}, {"n": 13, "img": "/assets/estratto/g04-p13.webp", "thumb": "/assets/estratto/g04-p13-s.webp", "html": "<p>Sotto il letto c’era una palude piena di lucertole.</p><p>Per scendere bisognava saltare il più lontano possibile.</p><p>L’aspirapolvere era un mostro.</p><p>La donna che la usava era il suo capo.</p><p>Le coperte, invece, erano un’armatura.</p><p>Più ne mettevi, meno possibilità aveva un eventuale aggressore di raggiungere la pelle.</p><p>Anche d’estate.</p><p>C’era chi, girando su se stesso, faceva lo stesso numero di giri in senso contrario.</p><p>Altrimenti sarebbe rimasto storto.</p><p>Chi preparava l’uovo sbattuto mescolava sempre nella stessa direzione.</p><p>Girando al contrario, il tuorlo avrebbe potuto ricomporsi.</p><p>E chi faceva cadere il pane sapeva quale punizione lo aspettava:</p><p>l’eternità al buio a raccogliere briciole con un cestino senza fondo, illuminandosi con il pollice in fiamme.</p><p>Difficile immaginare una pena più precisa.</p><p>O più scomoda.</p><h4>IL SEGRETO DELL’IMMORTALITÀ</h4><p>Poi c’erano i problemi grandi.</p><p>Una bambina pensava che morire fosse una disgrazia rara.</p><p>Qualcosa che capitava solo ad alcune persone particolarmente sfortunate.</p><p>Quando scoprì che sarebbe successo a tutti, fece la domanda più sensata:</p><p>«Se succede a tutti, perché viene considerata una tragedia?»</p><p>Un bambino, invece, aveva trovato la soluzione.</p><p>Ogni settimana comprava Topolino.</p><p>La storia continuava nel numero successivo.</p>"}]}, {"day": 5, "title": "Sesso e dintorni: Vauronne colpiva di notte", "pages": [{"n": 15, "img": "/assets/estratto/g05-p15.webp", "thumb": "/assets/estratto/g05-p15-s.webp", "html": "<h4>SESSO E DINTORNI</h4><p>Da bambini il sesso non esisteva.</p><p>Esistevano indizi, mezze frasi, porte chiuse e spiegazioni cambiate all’ultimo momento.</p><p>Il resto lo facevamo noi.</p><h4>UN BACIO ERA GIÀ UN CONTRATTO</h4><p>La regola era semplice.</p><p>Se baciavi una bambina, dovevi sposarla.</p><p>Non c’erano eccezioni.</p><p>Il bacio era una proposta, una promessa e una cerimonia civile concentrate nello stesso gesto.</p><p>Qualcuno pensava anche che i bambini nascessero dai baci sulla bocca.</p><p>Il dubbio era un altro: se bastava baciarsi, perché nei film erano sempre tutti nudi?</p><p>Domanda legittima.</p><p>Risposta non pervenuta.</p>"}, {"n": 16, "img": "/assets/estratto/g05-p16.webp", "thumb": "/assets/estratto/g05-p16-s.webp", "html": "<h4>VAURONNE COLPIVA DI NOTTE</h4><p>Una mattina apparivano strani lividi sul collo della mamma.</p><p>La spiegazione ufficiale era Vauronne.</p><p>Uno spiritello dispettoso che arrivava di notte, lasciava il segno e spariva.</p><p>Mamma lo raccontava.</p><p>Papà cercava di non ridere.</p><p>Vauronne rimase impunito per anni.</p><h4>DA DOVE ARRIVAVANO I BAMBINI</h4><p>Sul luogo esatto della nascita le teorie erano numerose.</p><p>I bambini uscivano dall’ombelico.</p><p>Oppure dal sedere.</p><p>Oppure da un minuscolo pertugio sotto l’ascella.</p><p>Alcuni nascevano sotto i cavoli.</p><p>Una bambina, per controllare, li sollevava uno dopo l’altro nell’orto della nonna.</p><p>Niente.</p><p>Solo cavoli.</p><p>Una coppia di gemelle aveva risolto il problema dello spazio: una era cresciuta nella pancia della mamma, l’altra in quella del papà.</p><p>In due, dentro la stessa pancia, non ci sarebbero mai state.</p><p>Un’altra bambina immaginava che il neonato girasse liberamente per tutto il corpo della madre.</p><p>La pancia era soltanto la sua cameretta.</p><p>Il posto dove andava a dormire.</p><p>La teoria più elaborata nasceva alle fiere di paese.</p>"}]}, {"day": 6, "title": "Famiglia: la nonna era nata vecchia", "pages": [{"n": 19, "img": "/assets/estratto/g06-p19.webp", "thumb": "/assets/estratto/g06-p19-s.webp", "html": "<h4>FAMIGLIA</h4><h4>CREDEVO CHE MIA NONNA FOSSE NATA VECCHIA!</h4><p>Da bambino credevo che mio papà fosse talmente gajardo che avesse il potere di far accendere i catarifrangenti dei guard rail al suo passaggio...</p><p>Da bambino credevo che un uccellino invisibile, con una spiccata tendenza alla delazione, svelasse a mia madre tutto ciò combinavo. ​ Da bambino credevo che la correlazione tra i termini “madre” e “mamma”, e “padre” e “papà”, potesse essere estesa anche al resto della parentela, e quindi nonno ammettesse il corrispettivo “nodre”, cugino “cugidre” e zio “zidre”.</p><p>Credevo che mia mamma si chiamasse mamma!</p><p>Quando ero piccola mia mamma mi portava al parco e insisteva nel dirmi di sentire il profumo dei fiorellini..io li avvicinavo alle orecchie e non sentivo mai niente…non capivo perché lei ridesse così tanto!</p><p>credevo che mio nonno avesse la prostituta invece che la prostata..Simo Da bambino credevo che il nome di mio padre fosse “tuo padre”​ Max sul suo babbo non aveva invece dubbi, ma credeva che si chiamasse “tuopadre”, giacché così lo appellava la mamma: “quando torna</p><p>​</p>"}, {"n": 20, "img": "/assets/estratto/g06-p20.webp", "thumb": "/assets/estratto/g06-p20-s.webp", "html": "<p>“tuopadre” ti sistema lui!”, “smettila subito di fare i capricci o lo dirò a “tuopadre”!!!</p><p>Mia nonna mi diceva di non mangiare formaggio perché mi veniva il polistirolo.</p><p>Da bambino sentendo mio padre parlare pugliese stretto pensavo che parlasse in inglese, incredulo lo raccontai a mia madre… troppo ridere ho detto a mio padre che era allupato, intendendo che aveva una fame da lupo! Non ti dico la sgridata! Elena Da piccolina quando veniva un amico di mio padre a casa mia gli dicevo sempre 'ciao water' ...Lui si chiamava walter!</p><p>Da bambino pensavo che dopo l'orizzonte finisse il mondo... Ogni volta che mio padre andava a lavorare piangevo come un matto perché pensavo che cascasse nel nulla! Marco da ferrara...</p><p>Da bambina credevo che nelle drogherie vendessero la droga e non volevo che mio padre ci entrasse! Valentina Credevo che in auto mio padre quando metteva la freccia, andava più forte x superare le altre. Era la freccia che data potenza alla nostra fiat 127.</p><p>Ross Da piccola,mia madre andò ad un funerale e diedi tante CONGRATULAZIONI alla vedova del defunto. giusy Io dissi a mio padre: somaro. Avevo letto su un giornale sommario e volevo dirgli che avevo imparato una parola nuova.</p><p>Io credevo che ogni bambina già dalla nascita avesse 1 marito così come ha i genitori gli zii ecc..e quindi mi arrabbiavo con mia madre le dicevo: ma perché tu dormi con tuo marito e io devo dormire da sola?!? dov.è mio marito?!?</p><p>mia madre mi diceva sempre:' amore di mamma sua' e io quando la chiamavo ovviamente gridavo: ' mamma sua'!</p><p>Da bambina credevo che la mia nonna fosse nata vecchia adesso che lo è veramente sembra una bambina di 90 anni. Luciana di Pistoia</p>"}]}, {"day": 7, "title": "TV: piccoli piccoli per entrare nel cavo", "pages": [{"n": 22, "img": "/assets/estratto/g07-p22.webp", "thumb": "/assets/estratto/g07-p22-s.webp", "html": "<h4>TV, SORRISI E CANZONI</h4><h4>CREDEVO CHE PER ANDARE IN TV BISOGNASSE</h4><h4>DIVENTARE PICCOLI PICCOLI E PASSARE ATTRAVERSO IL</h4><h4>CAVO…</h4><h4>CANZONI:</h4><p>credevo che l'ombellico di Alfonso fosse una canzone di jovannotti Da: la mia banda suona il rock, la frase con un carico di frutti, dicevo carico di turchi. Marco da Co.</p><p>Invece di Porta Portese di Baglioni dicevo o bravo ornese. Ylenia La donna Barcone al posto della donna cannone nella famosa canzone Da bambino cantavo se mi lasci normale anziché non vale!</p><p>Da piccola cantavo 'lasciatemi cantare con la ticarra in mano'. Anna In bella ciao . . . O parmigiano portami via. . .</p><p>da piccola cantavo: luna rotonda sul mare..Cinzia da Genova Io da piccola cantavo: eravamo 4 amici al bar che si volevano mangiare il nonno....</p><p>io cantavo la canzone dei ricchi e poveri al posto di cantare mamma maria cantavo mamma maia ciao giulio</p>"}, {"n": 23, "img": "/assets/estratto/g07-p23.webp", "thumb": "/assets/estratto/g07-p23-s.webp", "html": "<p>ciao, io da bambino guardando mazinga in tv ripetendo una delle sue armi gridavo GRANDE FIFONE anziché grande tifone.</p><p>Mazinga z il grande 'fifone' invece del grande tifone..</p><p>cantando la sigla di goldrake dicevo:va distruggi il mare e vai.</p><p>quando cantavo la sigla di 'La stella della Senna' dicevo 'in redentenna' invece che'il re tentenna'...</p><p>Io cantavo così la sigla del tulipano nero:alla pastiglia la colla si scalda...ed ora che abito a parigi mi viene proprio da ridere!sara Sono Angela. Io da piccola guardavo la stella della senna e cantavo la sigla di questo cartone sbagliando questa frase: qua e la qualche scoppio.Io invece ho sempre capito così: l'acqua al fischioppo!</p><p>io cantavo la canzone del cartone dell' uomo ragno.. spider man, tu lanci i tuoi figli.. e non capivo perché la gente mi guardava storto.. mah..</p><p>io avevo una mia amica che cantava la canzone dei Righeira, ma invece che no tengo dinero, convinta cantava dipingo di nero. Francesca la mia amica paola nella canzone della consoli bianco e nero cantava calda caldania invece di calda Catania pensando che la prima fosse un raro tipo di lana Mio fratello invece di cantare what's my destiny dragon ball cantava quanti superstiti dragonball un mio amico che fino a 30 anni ha cantato: e poi ci troveremo come l'estate a bere bell'wisky al roxy bar...</p><p>Io cantavo: video chi la radio sta'anziché video kill the radio star..gigi Io cantavo così il mitico pezzo di Battisti: motocicletta te già capit sono Adele da Seveso(Mi) io cantavo il ritornello della colonna sonora de il tempo delle mele così : jeans amari al dì ... Altro che dreams...ciao Io cantavo italia tedesca durante l'inno nelle partite del 82. E lo stesso errore lo faceva mio fratello ai mondiali del 90. Sarà genetico? giusi Non amarmi di aleandro baldi. Non amarmi perché vivo a londra. Io cantavo. Invece è non amarmi perché vivo all'ombra. Ciao grande max</p>"}]}, {"day": 8, "title": "Scuola: la maestra viveva nell’armadio", "pages": [{"n": 32, "img": "/assets/estratto/g08-p32.webp", "thumb": "/assets/estratto/g08-p32-s.webp", "html": "<h4>SCUOLA, NUMERI E PAROLE</h4><h4>CREDEVO CHE LA MAESTRA VIVESSE DENTRO</h4><h4>L'ARMADIO DELLA CLASSE...</h4><h4>MAESTRE E COMPAGNI:</h4><p>Credevo che la maestra dormisse a scuola, dentro l'armadio dei quaderni, perché non l'avevo mai vista da nessun'altra parte. Marco da Bari Da bambina ero convinta che la maestra sapesse sempre tutto perché aveva gli occhi dietro la testa, e passavo la ricreazione a cercarglieli tra i capelli. Giulia Pensavo che la ricreazione fosse un signore che veniva a suonare la campanella, e aspettavo di conoscerlo di persona. camilla da brescia Credevo che il bidello fosse il capo della maestra, e quando lo vedevo arrivare mi mettevo composto per fargli bella impressione.</p><p>Io pensavo che il registro di classe fosse un animale, perché mia madre chiedeva sempre \"hai firmato il diario?\" e io mi preoccupavo di dargli da mangiare. graziella da varese</p>"}, {"n": 33, "img": "/assets/estratto/g08-p33.webp", "thumb": "/assets/estratto/g08-p33-s.webp", "html": "<p>Da bambino credevo che la maestra vivesse a scuola anche di notte, e una volta tornato per un dentifricio dimenticato mi spaventai a morte pensando di disturbarla mentre dormiva in classe.</p><p>Credevo che il compagno di banco fosse una parola sola, tipo un titolo ufficiale, e a fine anno chiesi alla maestra il diploma di compagnobanco.</p><p>Sara da Udine</p><h4>VOTI ED ESAMI:</h4><p>Credevo che \"bocciato\" volesse dire che ti tiravano davvero una boccia, tipo a bocce, per farti capire che avevi sbagliato. Ciao, Giorgia Io pensavo che il sei fosse il voto più alto perché era il numero più grande che sapessi contare. Quando ho scoperto che si arrivava a dieci ci sono rimasta malissimo. Loredana Credevo che gli esami di riparazione servissero a riparare i banchi rotti dell'aula.</p><p>Da bambino pensavo che \"essere rimandati\" significasse tornare a casa in anticipo, e ogni giugno speravo di essere rimandato.</p><p>Credevo che il consiglio di classe fosse un tribunale segreto, e tremavo ogni volta che lo nominavano anche se non c'entravo niente.</p><h4>MATERIE:</h4><p>Credevo che l'educazione fisica servisse a insegnarci le buone maniere fisicamente, tipo dire per favore facendo la capriola. Piero Da bambina pensavo che la geometria fosse la geografia dei paesi piccoli. Claudia di Bolzano Credevo che \"fare i compiti\" fosse un lavoro vero come quello di papà, e chiedevo quando mi avrebbero pagato lo stipendio. daniele da pavia Pensavo che il vocabolario contenesse tutte le parole che esistevano, e mi angosciava l'idea che qualcuno potesse inventarne una nuova senza permesso. Donatella di Pordenone</p>"}]}, {"day": 9, "title": "L’omino dentro il computer", "pages": [{"n": 46, "img": "/assets/estratto/g09-p46.webp", "thumb": "/assets/estratto/g09-p46-s.webp", "html": "<h4>CASA, TECNOLOGIA E CITTÀ</h4><h4>CREDEVO CHE DENTRO IL COMPUTER CI FOSSE UN</h4><h4>OMINO CHE SCRIVEVA AL MIO POSTO...</h4><p>Credevo che dentro il computer vivesse un omino piccolissimo che scriveva le lettere ogni volta che premevo un tasto. Massimo Da bambino pensavo che spegnendo il telefono di casa si spegnesse anche quello di chi mi stava chiamando, ovunque fosse.</p><p>Credevo che il segnale del cellulare fosse una specie di elastico invisibile che si allungava fino all'antenna e poteva rompersi se andavo troppo lontano. Ilaria Pensavo che internet fosse un unico grande computer nascosto in Svizzera, e che tutti noi ci collegassimo lì dentro. Davide di Torino Da bambina credevo che le e-mail viaggiassero come lettere vere, dentro minuscole buste, dentro i fili del telefono. ciao da piero Credevo che il tasto \"Invio\" facesse davvero volare via il messaggio nell'aria, e per un po' guardavo fuori dalla finestra aspettando di vederlo passare.</p><p>Pensavo che la batteria del telefono si scaricasse perché il telefono si stancava di parlare, come una persona. Camilla da Pistoia</p>"}, {"n": 47, "img": "/assets/estratto/g09-p47.webp", "thumb": "/assets/estratto/g09-p47-s.webp", "html": "<p>Da bambino credevo che premendo pausa sul telecomando anche le persone dentro il televisore restassero davvero ferme, in attesa che io tornassi.</p><p>Credevo che il wifi fosse un signore che passava di casa in casa a distribuire internet con un secchio.</p><h4>CREDEVO CHE LE PRESE ELETTRICHE FOSSERO BOCCHE</h4><h4>CHE MANGIAVANO CORRENTE...</h4><p>Credevo che le prese elettriche avessero una vera bocca e per questo non dovevo mai metterci le dita. Cosimo Da bambino pensavo che il citofono fosse un piccolo teatro dove le persone recitavano solo la propria voce.</p><p>Credevo che l'ascensore, quando saliva, allungasse davvero il palazzo.</p><p>ciao da isabella Pensavo che il termosifone acceso fosse arrabbiato, per questo era così caldo.</p><p>Da bambina credevo che gli specchi conservassero un ricordo di ogni persona che ci si era guardata.</p><p>Credevo che il water risucchiasse anche i pensieri, non solo l'acqua, e ci pensavo sempre prima di tirare lo sciacquone. Simone da Pistoia Pensavo che le tende chiuse tenessero davvero fuori il sole per educazione, non per la stoffa. Giulia Da bambino credevo che il lampadario, essendo appeso, un giorno sarebbe caduto per stanchezza.</p><p>Credevo che la moquette fosse erba che era stata portata in casa e addomesticata.</p><p>Pensavo che spegnere la luce dell'interruttore facesse davvero \"cadere il buio\" dal soffitto. Ciao, Franco Da bambina credevo che il campanello di casa suonasse più forte se si aveva davvero fretta. patrizia</p>"}]}, {"day": 10, "title": "Babbo Natale pagava l’affitto", "pages": [{"n": 62, "img": "/assets/estratto/g10-p62.webp", "thumb": "/assets/estratto/g10-p62-s.webp", "html": "<h4>FAMIGLIA, CASA E FESTE</h4><h4>CREDEVO CHE BABBO NATALE PAGASSE L'AFFITTO AI</h4><h4>GENITORI PER ENTRARE IN CASA...</h4><h4>NATALE:</h4><p>Credevo che Babbo Natale, per entrare senza il camino, dovesse pagare un affitto ai genitori, ed è per quello che li vedevo lasciare i soldi sotto l'albero prima di dormire. Invece era il resto della spesa. laura da rimini Da bambino pensavo che le renne di Babbo Natale volassero solo in Italia, e mi dispiaceva per i bambini stranieri. Massimiliano di Palermo Credevo che il presepe fosse una specie di casa delle bambole per adulti, e non capivo perché non ci potessi giocare. martina Pensavo che il cenone di Natale si chiamasse così perché bisognava mangiare per almeno un'ora, sennò non contava come cenone. Marco di Bergamo Da bambina credevo che gli auguri di Buon Natale fossero una formula magica, e se non li dicevo a tutti in tempo il Natale non sarebbe arrivato.</p>"}, {"n": 63, "img": "/assets/estratto/g10-p63.webp", "thumb": "/assets/estratto/g10-p63-s.webp", "html": "<h4>COMPLEANNI:</h4><p>Credevo che soffiando sulle candeline con troppa forza si invecchiasse più in fretta.</p><p>Pensavo che gli anni si accumulassero solo se qualcuno se ne accorgeva, così il giorno del mio compleanno cercavo di nascondermi. Roberta Da bambino credevo che il tema \"Tanti auguri a te\" fosse una canzone segreta che conoscevano solo le famiglie, come un inno privato. Luca</p><h4>ALTRE FESTE:</h4><p>Credevo che a Capodanno, allo scoccare della mezzanotte, tutti gli orologi del mondo si fermassero per un secondo a guardarsi. Ciao, Giulia Da bambina pensavo che la Befana fosse la nonna di Babbo Natale, visto che erano entrambi vecchi e portavano regali. Ciao, Marta Credevo che il Carnevale fosse un giorno in cui era vietato dire la verità, per legge. Ornella di Messina Pensavo che Ferragosto si chiamasse così perché in quel giorno tutti i negozi vendevano solo ferro. ciao da gianluca</p><h4>CREDEVO CHE IL CARRELLO DELLA SPESA SI</h4><h4>RICORDASSE DELLA STRADA DA SOLO...</h4><p>Credevo che il carrello della spesa conoscesse da solo la strada tra gli scaffali, per questo mia madre lo lasciava andare. mirella da napoli Da bambino pensavo che le offerte al supermercato fossero prodotti tristi che nessuno voleva più. Marta Credevo che la cassiera sapesse a memoria il prezzo di ogni singola cosa al mondo. Gaia da Trieste Pensavo che il codice a barre fosse una specie di prigione a righe per il prodotto.</p><p>Da bambina credevo che i sacchetti della spesa si pesassero da soli sulla bilancia, per pigrizia. rossella da como</p>"}]}]}